Divorzio in Comune: quando ricorrono gli estremi per poter divorziare di fronte al sindaco

06 Dicembre 2024 - Redazione

Vota

Voto 5 su 4 voti

Richiedi Preventivi

Gratuitamente e in 1 solo minuto.

foto principale per articolo divorzio in comune foto principale per articolo divorzio in comune foto principale per articolo divorzio in comune

Il divorzio è spesso associato a lunghi tempi di attesa, burocrazia complessa e spese elevate, rappresentando un percorso impegnativo sia dal punto di vista emotivo che economico per i coniugi.
 
Tuttavia, con l’introduzione del divorzio in comune nel 2014, le cose sono cambiate in modo significativo per alcune categorie di coppie. Questa procedura, ufficializzata in Gazzetta Ufficiale, ha rivoluzionato il modo di affrontare la fine del matrimonio, rendendo possibile il divorzio in tempi molto più brevi e con costi estremamente contenuti.
 
Il divorzio in comune si presenta come una soluzione moderna e pragmatica, pensata per rispondere alle esigenze di coppie che desiderano un addio rapido, senza conflitti e con il minimo impatto economico. Rappresenta un’opportunità importante per risparmiare tempo e denaro, rendendo più snello un processo che per decenni è stato sinonimo di difficoltà e frustrazioni.
 
  Condizioni per accedere al divorzio in comune

Le condizioni necessarie per accedere al divorzio in comune sono che la coppia non abbia figli minori o maggiorenni affetti da handicap o sotto i 25 anni ma non economicamente autosufficienti, e che non si debbano trasmettere valori di tipo patrimoniale, oltre chiaramente al fatto che si “provenga” da una separazione consensuale e che si condivida la volontà di pervenire al divorzio nel più breve tempo possibile.
    Come funziona la procedura

La procedura prevede che si passi prima allo sportello di stato civile e poi davanti al primo cittadino per la conferma, che venga pagata una tassa di diritti fissi di 16 euro e che si aspettino 30 giorni dalla richiesta per la conferma di cui sopra.
 
Si tratta di una vera rivoluzione, giacché lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio poteva essere chiesto da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione, o nel caso del divorzio breve dopo 1 anno (termine che si riduceva a 6 mesi in caso di separazione consensuale). 
 
La richiesta può essere presentata presso:
  • il Comune di residenza di uno dei due coniugi;
  • il Comune dove è stato celebrato il matrimonio;
  • il Comune dove è stato trascritto il matrimonio celebrato con rito religioso o celebrato all’estero.
 
La fase istruttoria prevede che i coniugi, o uno solo di loro, si presentino all'ufficiale di stato civile per comunicare l'intenzione di concludere un accordo di separazione o di divorzio o di modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio.
    Documenti necessari

Per consentire all’ufficio l’acquisizione dei documenti necessari al procedimento è necessario che ciascuno dei coniugi compili il modulo di comunicazione dati, ai quali deve essere allegata copia dei documenti di identità in corso di validità.
 
Una volta in possesso di detti documenti, l'ufficio matrimoni stabilisce la data della redazione dell’accordo, e nel giorno prestabilito vengono rese le dichiarazioni prescritte e sottoscritto l’accordo.
 
Non prima di 30 giorni dalla sottoscrizione, nel giorno concordato, i coniugi devono presentarsi per rendere all’ufficiale di stato civile un’ulteriore dichiarazione che confermi la validità dell’accordo: in caso contrario, l’accordo non sarà confermato.
 
Ma la questione sorge proprio in relazione alla “presenza” dei coniugi durante il divorzio in comune: emerge infatti una certa diseguaglianza di atteggiamenti tra la giurisprudenza, che ritiene che questo istituto debba essere assimilato a quello previsto davanti al giudice, per cui le parti possono munirsi di una procura, e il ministero dell'interno, che sottolinea invece come la comparizione delle parti dinanzi all'ufficiale dello stato civile sia "personale", senza eccezioni, e non sia prevista espressamente (e dunque accettabile) alcuna alternativa.
    Conclusione: il supporto legale

Stante questa differenza interpretativa, ed essendo l’assistenza dell’avvocato nel divorzio in comune facoltativa, noi suggeriamo quanto meno di raccogliere un parere legale da uno degli avvocati divorzisti, come, ad esempio, lo studio legale Arenosto tramite il nostro portale in maniera gratuita, rapida e non vincolante…

Richiedi Preventivi

Gratuitamente e in 1 solo minuto.